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Cinquant'anni fa moriva Primo Carnera il Gigante buono
4 29/06/2017 - Fenomeno da circo. Wrestler. Attore. Ma, soprattutto, primo italiano a detenere il titolo di campione mondiale dei pesi massimi di boxe. Stiamo parlando di Primo Carnera. A cinquant'anni esatti dalla morte, History (canale 407 di Sky) ripercorre la vita del pugile nato nel 1906 a Sequals in Friuli col documentario Primo Carnera, il gigante italiano, in onda IL 29 giugno alle 21.00. Negli anni '20 Carnera emigra in Francia, dove trova lavoro come carpentiere per poi entrare in un circo come lottatore. Sul finire del decennio diventa pugile: alto quasi due metri, dotato di un fisico imponente ma di una tecnica non sopraffina, Carnera affronta numerosi avversari. Nel 1930 si traferisce negli USA, dove infila una vittoria dopo l'altra, alcune delle quali truccate. I soprannomi si sprecano: da "Golia del Colosseo" alla "Montagna che cammina". Non tutti sono però lusinghieri: "Il colosso dei maccheroni" o "La torre di gorgonzola". L'anno decisivo è il 1933, quando sfida e sconfigge il campione in carica dei pesi massimi, Jack Sharkey, per k.o. alla sesta ripresa. Carnera entra definitivamente nella leggenda: è il primo italiano ad ottenere il titolo dei pesi massimi. Mentre diventa un vanto per tutti gli italiani emigrati in America, il fascismo si appropria della vittoria, trasformando Carnera e le sue imprese in uno veicolo di propaganda della nuova Italia che Mussolini sta credendo di plasmare. "Tutta Italia fascista et sportiva est orgogliosa che una camicia nera sia campione mondiale di pugilato": così recita il telegramma di congratulazioni firmato dal Duce. E, proprio sotto gli occhi del Duce e di fronte a cinquantacinquemila spettatori, raccolti a Piazza di Siena a Roma il 29 ottobre del 1933, il pugile italiano difende vittoriosamente il titolo contro lo spagnolo Paulino Uzcudun. Il dominio di Carnera dura poco. Un anno dopo, nel 1934, perde il titolo contro Max Baer, che lo batte all'undicesima ripresa. Carnera non molla e continua a boxare: spera di avere un'altra chance per conquistare il titolo. Ma la netta sconfitta con l'astro nascente della boxe americana, Joe Louis, gli chiude definitivamente le porte per il titolo mondiale. La carriera pugilistica di Carnera prosegue stancamente tra alti e bassi. Nel 1938 gli viene asportato un rene e si ritira - incrocerà nuovamente i guantoni, ma solo per pochi incontri, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Sposato con Pina Kovacic, Carnera prova a sfruttare la fama sportiva sul grande schermo. Recita in diverse pellicole americane e italiane. Tra queste ultime va ricordato anche un film con Totò, "Due cuori fra le belve" (1943). Nel 1944, in piena conflitto mondiale, soggiorna a Venezia, che nelle intenzioni della Repubblica Sociale dovrebbe sostituire Cinecittà come capitale del cinema italiano. Rischia la fucilazione da parte dei partigiani, che non gli perdonano la vicinanza con il fascismo e di esserne stato un simbolo, ma riesce a salvarsi. Finita la guerra, Carnera si trova in difficoltà economiche. Torna negli Stati Uniti, dove è ancora una celebrità, e intraprende la carriera di lottatore di wrestling, diventando in poco tempo uno dei campioni più amati dal pubblico a stelle e strisce. Carnera si costruisce una nuova carriera, coronata dal successo e dai soldi, che lo porterà in giro per il mondo, esibendosi anche in Giappone. Si reca spesso in Italia: famosa una sua partecipazione al programma condotto da Mario Riva, Il Musichiere, nell'insolita veste di cantante. Nei primi anni sessanta i tanti colpi ricevuti da pugile, i ritmi massacranti degli incontri di wrestling, l'alcolismo e il diabete ne deteriorano lo stato di salute, costringendolo ad abbandonare definitivamente il ring. Carnera decide di passare più tempo con la famiglia, aprendo prima un ristorante e poi un negozio di liquori. Gravemente malato, nel 1967 torna a Sequals, dove muore il 29 giugno. Ai funerali partecipa anche Nino Benvenuti, all'epoca campione del mondo dei pesi medi.
 


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