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Cio apre a videogiochi: possono essere sport veri e riconosciuti
4 30/10/2017 - I videogiochi possono essere considerati “veri sport” e presto potranno diventare anche disciplina agonistica olimpica. La nuova pagina degli “e-sports” è stata scritta dal summit del Comitato Olimpico Internazionale che si è tenuto a Losanna. Due le condizioni per il riconoscimento di “esports” ai videogiochi indicaten nel comunicato finale del summit: il loro “contenuto non deve violare i valori olimpici”, si legge nel comunicato finale del Cio. E inoltre ulteriore requisito per il riconoscimento “deve essere l’esistenza di un’organizzazione che garantisca il rispetto delle norme e delle regole del Movimento olimpico”, a partiore da anti-doping, scommesse, manipolazioni.

“Il vertice – scrive ancora il Cio- ha discusso il rapido sviluppo di ciò che si chiama e l’attuale coinvolgimento di vari stakeholder del Movimento Olimpico” e “ha convenuto che gli ‘eSports’ stanno mostrando una forte crescita, specialmente nell’ambito demografico giovanile in diversi paesi” e dunque ” possono offrire una piattaforma per l’impegno con il Movimento Olimpico”. “L’eSport competitivo – afferma ancora il Cio- potrebbe essere considerato un’attività sportiva e gli attori coinvolti preparano e si allenano con un’intensità che può essere paragonabile agli atleti degli sport tradizionali”.

A vent’anni dal primo vagito, quindi, gli esport ottengono un riconoscimento istituzionale probabilmente inaspettato: ora il passo successivo è che le Olimpiadi accolgano le cyber-nazionali tra gli aspiranti vincitori di un oro olimpico. Non sarà facile. Tra le regole che il CIO ha delineato c’è una prerogativa probabilmente non facile da ritrovare nei videogiochi come Counter Strike o altri sparatutto: il rispetto dei valori olimpici. Ad avviso di chi vi scrive la presunta violenza di alcuni videogiochi competitivi è assolutamente priva di fondamento: i giocatori escono completamente dal contesto e vedono quello che ad alcuni può sembrare come una carneficina tra soldati come una partita a calcetto.

Non c’è immedesimazione nella situazione impersonata dagli avatar come in un videogioco single player: c’è solo la voglia di sconfiggere il proprio avversario e dimostrarsi i più forti. Trovo inoltre abbastanza incoerente accettare tiro con l’arco e tiro a volo, sport praticati con armi reali che nella storia hanno nel loro curriculum milioni di vittime, per poi dover escludere videogiochi considerati “violenti”, che invece si giocano con mouse e tastiera — oggetti assolutamente non preposti all’uccisione di alcun essere umano.

HOME GADGET VIDEOGIOCHI Per il CIO anche i videogiochi potranno essere sport Il Comitato Olimpico Internazionale riconosce che i videogiochi possono essere uno sport: i giocatori devono prepararsi con intensità paragonabile a quella degli atleti degli sport tradizionali team-Esport Con un comunicato stampa presentato al mondo dopo il summit di Losanna, il Comitato Olimpico Internazionale ha scritto un pezzo di storia: “I videogiochi competitivi, gli esport, possono essere considerati attività sportiva. I giocatori devono prepararsi e allenarsi con un’intensità che è paragonabile a quella degli atleti degli sport tradizionali.” A vent’anni dal primo vagito, quindi, gli esport ottengono un riconoscimento istituzionale probabilmente inaspettato: ora il passo successivo è che le Olimpiadi accolgano le cyber-nazionali tra gli aspiranti vincitori di un oro olimpico. Non sarà facile. Tra le regole che il CIO ha delineato c’è una prerogativa probabilmente non facile da ritrovare nei videogiochi come Counter Strike o altri sparatutto: il rispetto dei valori olimpici. Ad avviso di chi vi scrive la presunta violenza di alcuni videogiochi competitivi è assolutamente priva di fondamento: i giocatori escono completamente dal contesto e vedono quello che ad alcuni può sembrare come una carneficina tra soldati come una partita a calcetto. Non c’è immedesimazione nella situazione impersonata dagli avatar come in un videogioco single player: c’è solo la voglia di sconfiggere il proprio avversario e dimostrarsi i più forti. Trovo inoltre abbastanza incoerente accettare tiro con l’arco e tiro a volo, sport praticati con armi reali che nella storia hanno nel loro curriculum milioni di vittime, per poi dover escludere videogiochi considerati “violenti”, che invece si giocano con mouse e tastiera — oggetti assolutamente non preposti all’uccisione di alcun essere umano.

Il problema quindi è ciò che si vede sullo schermo? Mentre si spara a piattelli e al “target face” con pistole vere e archi, si spara virtualmente ad avatar raffiguranti altre persone negli esport: è davvero questo ad essere considerato inaccettabile per i valori olimpici? Passando invece ai giustissimi dubbi relativi alla trasformazione di un’attività sedentaria in uno sport, solamente guardando alla storia delle attività riconosciute dal CIO negli anni si intuisce che questo è un falso problema. Sapevate che dal 1912 al 1948 molte competizioni artistiche come il canto, l’architettura o la scultura garantivano medaglie olimpiche? La storia delle “attività sportive” riconosciute dal Comitato Olimpico Internazionale è in continua evoluzione: alcune entrano ed altre escono seguendo, giustamente, l’evoluzione di mode e tendenze dell’umanità.

E gli esport non sono solo una tendenza, ma uno spettacolo seguito da milioni di persone e un industria che si appresta a diventare miliardaria. Con un appeal unico su millenials e generazione Z: un pubblico che gli sport tradizionali stanno pian piano perdendo. Ecco quindi spiegata in maniera semplice la mossa del CIO: acquisire nuovi partner commerciali e nuovi spettatori. La speranza, per un gamer di vecchia data come il sottoscritto, è quella che questa nuova opportunità non costringa il mercato a virare verso giochi con poco appeal videoludico, ma pieni di valori olimpici. L’ingresso nel mercato di un player così importante come le Olimpiadi può essere un’opportunità gigantesca ma anche un grosso punto interrogativo per tutto ciò che, di buono, si è costruito negli anni. Fossi nel CIO non integrerei gli esport nei Giochi maggiori soprattutto per rispetto verso quelle discipline, ben più antiche e nobili come gli scacchi o il bridge, che non sono presenti per motivi di spettacolarità. Credo inoltre che uno spettatore che sta tifando l’Italia nei tuffi cambierebbe canale al primo fotogramma dell’Italia di League of Legends: il target è semplicemente differente. Sarebbe invece fantastico vedere, al pari delle paralimpiadi, la stessa venue utilizzata per i Giochi maggiori coinvolgere le nazionali di videogiochi nelle loro battaglie virtuali. Le “Olimpiadi di videogiochi” sarebbero uno spettacolo imperdibile per ogni appassionato di esport del pianeta che si troverebbe a tifare non più i super team composti da giocatori internazionali ma i propri connazionali beniamini.

 


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