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Morto Ivano Beggio, il papà dell'Aprilia: lanciò nella leggenda Rossi e Biaggi
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13/03/2018 - Se ne è andato nella notte, a 73 anni, per l'aggravarsi di una malattia, Ivano Beggio, leggenda del motociclismo mondiale e simbolo stesso del made in Italy che vince: fu lui lo storico patron di Aprilia portata da piccola realtà locale a colosso nel mondo dell'industria e delle corse. Ma il suo intuito non si limitava a questo: fu lui a lanciare, nel mondo dei grandi, piloti del calibro di Rossi e Biaggi. Ma anche Gramigni, Locatelli, Melandri, Poggiali e tanti altri.

Beggio fu molto di più, testimonial della rinascita della moto italiana, perché nel 1969 ereditò dal padre una piccola azienda del settore, come ce n'erano tante in Italia in quegli anni, e la portò nell'iperspazio: quando nel 1998 fu insignito del titolo di "Cavaliere del lavoro", nella motivazione si poteva leggere che aveva portato l'Aprilia a "elevatissimi livelli di innovazione tecnologico-produttiva. L'azienda è passata da un fatturato di 7 miliardi di lire del 1982 agli oltre 970 del 1997. Dai 50mila motoveicoli prodotti nel 1991 al 290mila del 1997 dei quali il 45% destinati all'export. Le moto con il marchio Aprilia si sono aggiudicate 9 campionati del mondo, con più di 70 vittorie nei gran Premi, confrontandosi con i colossi dell'industria motoristica giapponese". Beggio era amatissimo anche dai suoi uomini: arrivò ad avere più di 1200 dipendenti e a Noale, la sua Noale, era considerato una specie di Faraone. Un Faraone buono però perché aiutava molti in segreto, come Enzo Ferrari, e perché è stato fra i fondatori dell'Associazione Amici del cuore e della Fondazione Salus Pueri. Tante le onorificenze, da "Cavaliere del lavoro" a "Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana", passando per due lauree honoris causa: ingegneria meccanica dall'Università di Pisa nel 1999 e in economia aziendale dall'Università di Venezia, Cà Foscari nel 2002.

E' stato anche presidente dell'Associazione degli Industriali della provincia di Venezia ma sarà ricordato sempre per essere stato il papà dello Scarabeo ("l'ho voluta come una cavallina - ci spiegò una volta - alta e con le zampette sottili") e della straordinaria RSV poi impegnata nel mondiale SBK. Una visione di lungo respiro, ripresa per fortuna dalla Piaggio (l'Aprilia poteva finire in qualsiasi "mano") perché ad oggi con 294 Gran Premi conquistati nel Motomondiale dal 1987, Aprilia detiene il record assoluto di vittorie tra i costruttori europei nella storia della massima competizione motociclistica. A queste vittorie in gara si aggiungono ben 54 titoli mondiali: 38 nel Motomondiale (20 nella 125 e 18 nella 250), 7 in Superbike (doppietta Piloti e Costruttori nel 2010, 2012 e 2014, Costruttori nel 2013) e 9 nelle discipline Off Road (7 nelle Supermoto e 2 nel Trial).

“Ivano Beggio - ha commentato Roberto Colaninno il Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Piaggio - ha saputo unire alla competenza e al coraggio dell’imprenditore la creatività e la passione genuina per la moto. È stato un visionario anzitempo, e la combinazione straordinaria di questi fattori gli ha permesso di creare, praticamente dal nulla, una delle più belle storie dell’industria motociclistica italiana, dando vita a un sogno. Continuare a far correre e crescere il marchio Aprilia nel mondo è il modo migliore per onorarne il ricordo.”

Lo ricorda anche il campione del mondo Max Biaggi, che con Ivano Beggio e l’Aprilia ha iniziato la sua brillante carriera nel 1992: “Ivano Beggio è stato parte della mia vita sportiva, una specie di padre nel racing. Mi ha dato fiducia e una moto competitiva quando dopo l’europeo vinto sempre su Aprilia, ero poco più che un ragazzino. La sua fu una scelta coraggiosa ma anche intelligente. E sono questi due aspetti che ricordo con più chiarezza di Ivano Beggio, il saper mettere tanta passione a servizio delle sue capacità, così da trovare sempre, la forza e le energie per un passo in più. Anche da questo sono arrivate le mie tante vittorie con Aprilia”.

La Repubblica


 


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