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Gp Messico: Hamilton campione del mondo, trionfa Verstappen, amarezza Ferrari e Vettel
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29/10/2018 - Lewis Hamilton ruba la scena anche quando finisce giù dal podio e arriva a oltre un minuto dal vincitore, nella gara più difficile dell'anno per la Mercedes. Il britannico con il quarto posto raccolto nel Gran Premio del Messico si laurea campione del mondo per la quinta volta in carriera, eguagliando una leggenda come Juan Manuel Fangio e mettendo nel mirino il 'mito' Michael Schumacher, a sette titoli. A

Città del Messico come l'anno scorso trionfa ancora una volta Max Verstappen, che detta legge sorprendendo alla partenza il compagno di squadra Daniel Ricciardo e domina una corsa avvincente per i tanti sorpassi in pista e le differenti strategie tra i tre top team. Alle spalle del pilota della Red Bull finiscono sul podio le due Ferrari di Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, che ringrazia l'ennesimo ritiro stagionale di Daniel Ricciardo, beffato allo start dal compagno e da Hamilton e tradito nel finale dalla sua monoposto, che l'ha appiedato mentre si trovava in seconda posizione.

Hamilton, dopo un buon spunto al via che l'ha visto proiettarsi al secondo posto tra le due Red Bull, ha vissuto un weekend di passione a causa dell'eccessivo degrado delle gomme della sua Mercedes, problema che ha condizionato anche lo 'scudiero' Valtteri Bottas, quinto e addirittura doppiato da Verstappen. Se l'olandese rappresenta il futuro, il presente però è ancora di Lewis. "E' una sensazione molto strana quella che provo ora, è surreale - le prime parole del neo campione del mondo - Sono qui dal 2013, eguagliare quello che ha fatto Fangio con la Mercedes è incredibile. Voglio ringraziare il mio team, non ho vinto il Mondiale qui ma grazie al loro duro lavoro in tantissime gare. Ringrazio chi ha lavorato in fabbrica e tutti i nostri partner".

Dopo tante gare dominate, la certezza aritmetica del titolo è arrivata al termine di una corsa travagliata. "E' stata una gara orribile, ero partito benissimo, stavo recuperando posizioni poi non so cosa sia successo, ho faticato tantissimo - ha ammesso - Ho cercato di tenere duro e di portare la macchina al traguardo".

Il primo a complimentarsi con Hamilton è stato proprio il suo rivale in questa stagione, quel Sebastian Vettel di nuovo combattivo, come dimostrano i sorpassi in pista su Ricciardo e sullo stesso Hamilton. "E' una vittoria meritatissima per lui. Congratulazioni, ha fatto un lavoro superbo per tutto l'anno. Dobbiamo accettare il verdetto", ha sottolineato il tedesco non senza una punta di rammarico e delusione, nonostante il podio. "Mi sarebbe piaciuto lottare ancora ma non è stato possibile - ha ammesso il tedesco - Hamilton è stato super forte quest'anno, più forte di me e di noi. Non mi piace perdere, non sono qui per perdere. Oggi mi sento un po' svuotato, per questo non so cosa dire".

Il Cavallino Rampante però rientra dal Messico con la certezza di essere ancora in lotta per il mondiale costruttori. "La nostra squadra non si arrende. Il Mondiale costruttori è ancora aperto - ringhia Maurizio Arrivabene, anche se la Mercedes può contare su un notevole margine di 55 punti a due gare dalla fine - Abbiamo preso altri punti, non si molla fino alla fine, a questo punto diventa un dovere. Non bisogna arrendersi mai".

Ago della bilancia in vista degli ultimi due appuntamenti in Brasile e Abu Dhabi potrebbe essere proprio Max Verstappen, il più contento dopo Hamilton. "La partenza è stata la chiave. Non ho dormito molto bene stanotte, ero determinato a vincere - ha raccontato l'olandese - Il team ha fatto un lavoro fantastico, la macchina ha funzionato molto bene. Peccato per il ritiro di Ricciardo, sarebbe stato bello fare doppietta".

Con la vittoria del quinto titolo Mondiale di Formula 1, il secondo consecutivo e il quarto negli ultimo cinque anni, il pilota inglese stacca Sebastian Vettel ed Alain Prost eguagliando il mitico Juan Manuel Fangio. Nel mirino di Hamilton c’è ora soltanto Michael Schumacher, recordman assoluto con 7 titoli Mondiali. Il pilota della Mercedes ha già battuto il primato di Schumi per quanto riguarda le pole position (81 contro 68), mentre resta ancora lontano per quanto riguarda i Gran Premi vinti con il tedesco che ha trionfato 91 volte contro le 71 di Hamilton. Dal suo esordio in massima categoria, si è aggiudicato almeno una gara e una pole position durante il campionato mondiale, il che lo rende l'unico pilota nella storia della massima formula a esserci riuscito dalla prima stagione per dodici annate consecutive

Insomma, a 33 anni il fenomeno di Stevenage può essere considerato uno dei migliori piloti di tutti i tempi e sicuramente il più forte di questo inizio di terzo millennio. Amante della bella vita, attivissimo sui social e frequentatore dello showbusiness, Hamilton è ormai diventato un campione che va aldilà dello sport. Celebrato in tutto il mondo, nella classifica di Forbes degli atleti più pagati al Mondo figura al 12esimo posto con 51 milioni di dollari (42 milioni di stipendio e 9 provenienti dagli sponsor). Sotto contratto fino al 2020 con la Mercedes, il pilota inglese a questo punto può davvero puntare a raggiungere Schumacher per numero di titoli mondiali vinti.

Hamilton ha festeggiato il Mondiale in Messico, al termine di una gara sofferta per Mercedes, chiusa al quarto posto. Un titolo tutto sommato meritato e probabilmente uno, se non quello che ha regalato maggiori soddisfazioni al pilota inglese. Se in passato, infatti, la superiorità della Mercedes era nettissima e il titolo era solo una questione interna ai piloti delle Frecce d’Argento, quest’anno si è vista una Ferrari con una vettura quasi alla pari se non addirittura superiore nella prima parte della stagione. Nel 2018, quindi, sono emerse ancora più marcate tutte le qualità di Hamilton: aggressività in gara, velocità in qualifica e freddezza nei momenti caldi quando un piccolo errore può risultare decisivo. E’ stata questa la differenza fra il pilota della Mercedes e costretto ad alzare bandiera bianca a causa di qualche errore di troppo commesso nel corso della stagione.

A metà stagione, infatti, Hamilton e il tedesco della Ferrari avevano lo stesso numero di vittorie (cinque), ma da lì in poi il campione inglese ha inanellato un filotto di quattro vittorie consecutive che hanno chiuso ogni discorso per il titolo. Fondamentale, dopo la pausa estiva, anche il lavoro svolto dalla Mercedes capace di recuperare quel leggero divario in termini di potenza che sembrava a favore della Ferrari e soprattutto di azzeccare sempre la giusta strategia cosa che non stati in grado di fare nella scuderia di Maranello. Anche il gioco di squadra ha fatto la differenza, con Valtteri Bottas che si è rivelato un prezioso scudiero e che ha accettato ‘suo malgrado’ gli ordini di scuderia per favorire il compagno. Anche in questo caso la Ferrari, per ragioni difficilmente spiegabili, si è intestardita nel lasciare libertà ai propri piloti e alla fine ha pagato a carissimo prezzo questa scelta.

Una stagione che, sulla falsariga di quella precedente, lascia l'amaro in bocca per quello che poteva essere e che non è stato. Da un lato perché Sebastian Vettel è stato a lungo in testa al Mondiale nella prima parte del 2018, dall'altro perché la SF71H ha dato l'impressione di poter essere superiore - come pacchetto macchina - alle Frecce d'Argento. Proprio per questo motivo 'stona' il trionfo di Hamilton, che ha chiuso i giochi a tre appuntamenti dalla fine del campionato, scenario difficilmente ipotizzabile in estate, ribadendo la superiorità sul tedesco, surclassato nella seconda parte di stagione, in un'annata in cui il britannico è stato semplicemente perfetto.

Nel confronto diretto tra i due l'ex pilota della Red Bull è uscito con le ossa rotte. Vettel ha commesso una serie di errori nell'arco di tutto il Mondiale che hanno scavato un solco diventato sempre più ampio Gran Premio dopo Gran Premio. Dall'Azerbaigian, quando nei giri finali ha rovinato le proprie gomme nel tentativo di superare Bottas, che si trovava in testa, finendo per perdere tre posizioni, fino alla Francia, per un tamponamento al via sempre con Bottas che lo ha costretto a una gara in rimonta, chiusa al quinto posto. Il vero turning point arriva però ad Hockenheim, nella gara di casa per Seb. Il ferrarista mentre era comodamente al comando è finito contro le barriere a causa della pista umida per la pioggia, consegnando a Hamilton la più pesante delle vittorie. Un macigno che Vettel si porterà dietro nelle gare successive e che non riuscirà più a scrollarsi. A Monza, dopo il trionfo illusorio di Spa, il tedesco subisce nel primo giro il sorpasso da parte di Hamilton alla variante della Roggia, tenta di resistere e finisce in testacoda, compromettendo la propria gara. A Singapore un errore di strategia dal box unito a una qualifica non perfetta complicano la corsa di Seb, mentre Hamilton si invola verso l'ennesima vittoria stagionale. Lo scenario si ripete anche in Russia, mentre in Giappone Vettel è di nuovo protagonista di un contatto, sempre nelle prime battute, con la Red Bull di Verstappen. Ne esce un sesto posto, dietro anche a Kimi Raikkonen, che di fatto mette la parola fine sulle chance iridate della scuderia di Maranello. Il copione va in scena anche negli Usa, con Vettel che questa volta si gira nel primo giro per un contatto con Ricciardo, a conferma della crisi, tecnica e psicologica, del quattro volte campione del mondo.

Gli scarsi risultati ottenuti da settembre in poi (eccezion fatta per l'acuto di Kimi Raikkonen ad Austin e il doppio podio in Messico) pongono una serie di interrogativi anche all'interno degli uffici di Maranello. Il team principal Maurizio Arrivabene è finito sotto accusa, in particolare per la difficile gestione dell'addio di Raikkonen, annunciato dopo Monza, gara in cui il finlandese è scattato dalla pole position davanti al compagno di squadra, e per non aver saputo tenere la nave a galla nel momento di burrasca. Forse proprio la scomparsa del presidente Sergio Marchionne, personalità forte capace di tenere tutti in riga, coincisa con il crollo della 'rossa', ha finito con influire più di quanto si potesse immaginare sui risultati in pista della Ferrari. L'amarezza per aver mancato il bersaglio grosso non deve far dimenticare le note positive di questa stagione. La Ferrari infatti ha dimostrato di aver colmato il gap con Mercedes in pista. E l'anno prossimo con la novità Charles Leclerc, il ventenne predestinato autore di un'ottima prima stagione in Formula 1 con l'Alfa Sauber, partirà con due piloti pronti a lanciare la sfida a Hamilton. E provare a interrompere il digiuno.

Hamilton, soprannominato 'The Hammer' ('il martello'), è un predestinato che si è confermato un prodigio al volante per tutta la sua carriera: kart, Formula Renault, F3 e GP2. Il grande salto è arrivato nel 2007 quando il suo secondo padre, Ron Dennis, lo ha affiancato al due volte iridato Fernando Alonso alla guida della McLaren, il team che lo ha scoperto, fatto crescere e che ha poi raccolto i frutti. Il baby fenomeno ha fatto già parlare di sé nella sua stagione da rookie: podi, vittorie, furiosi litigi con il famoso compagno asturiano, spy-story, incidenti e titolo iridato gettato al vento nell'ultima gara a favore della Ferrari di Raikkonen. Hamilton si è preso la rivincita l'anno successivo, quando ha strappato di forza un mondiale che per qualche secondo era stato nelle tasche di Felipe Massa. L'ascesa della Red Bull e di un altro fuoriclasse della sua generazione, Sebastian Vettel, unita al declino della McLaren, suggeriscono al fuoriclasse di Stevenage di lasciare l'ovile nel 2013 in favore della Mercedes. Mai scelta è stata più azzeccata. Dopo un anno di rodaggio, il potenziale delle Frecce d'Argento esplode dal 2014, anno del suo secondo titolo, bissato nel 2015, sempre ai danni di Nico Rosberg. Dopo aver ceduto la corona al compagno tedesco la scorsa stagione, ecco serviti poker e cinquina in queste ultime due stagioni.

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